Un passaggio importante per tutti

Da una delle città da cui ha preso il via la cooperazione italiana l’impulso decisivo per dare nuovo slancio all’ideale che sta alla base del progetto cooperativo. Elio Gasperoni, presidente di Legacoop Ravenna: «Perché per potere affrontare una crisi come questa servono strumenti adeguati e una visione di ampio respiro, sia nella rappresentanza che nei servizi alle cooperative associate»

 

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Ravenna è una delle capitali storiche della cooperazione, non solo italiana. Basti pensare cosa rappresenta nella storia del movimento una figura come quella di Nullo Baldini. L’approdo a un’aggregazione di area vasta ha quindi un significato ulteriore rispetto a quello meramente economico, è la tappa di un processo che – come ci dice il presidente di Legacoop Ravenna, Elio Gasperoni – ha da sempre un obiettivo comune: una società in cui ci siano meno diseguaglianze fra gli individui. E di strada, guardandosi indietro, ne è stata fatta tanta.
Cosa rappresenta per il movimento Legacoop la nascita di Legacoop Romagna?
È un evento di portata storica, destinato a cambiare non solo i rapporti interni a Legacoop ma anche il modo con cui l’associazione si rapporta con l’esterno.
Per capirci, è una scelta che testimonia quale sia la capacità delle imprese cooperative e dei loro gruppi dirigenti di “leggere” come sta cambiando e dove sta andando il mondo.
E qual è stato il risultato di questa “lettura”?
Che l’attuale crisi ha una profondità inedita, al punto che non ne siamo ancora fuori, e per questo servono strumenti, anche associativi, adeguati per affrontarla al meglio. In sostanza, andava migliorata la qualità della rappresentanza sindacale, rendendola più aderente alle trasformazioni del sistema territoriale e dell’assetto imprenditoriale e istituzionale e questo è il primo obiettivo che abbiamo raggiunto con Legacoop Romagna.
Un nuovo modello di rappresentanza, quindi?
È così. In primo luogo risponderemo ai nuovi bisogni delle associate, che sono cambiati nel tempo: ora le dimensioni di intervento sono sempre più “extraprovinciali”. Quello che serve è una visione di ampio respiro, che non si limiti a guardare e a trovare soluzioni che restino dentro i confini del territorio di appartenenza. E poi c’era l’esigenza di una maggiore omogeneità alle strategie dell’associazione, come anche ai servizi alle associate. Infine, l’accorpamento delle tre Legacoop provinciali risponde anche alla necessità di razionalizzare i costi.
Come risponderà Legacoop Romagna alle differenti esigenze delle cooperative, soprattutto di quelle di maggiori dimensioni?
Offrendo servizi sempre più qualificati, più “sofisticati”, ma anche un sostegno sindacale capace di coprire ambiti non locali.
L’evoluzione del mercato impone processi di innovazione a cui non ci possiamo sottrarre. E in questo dobbiamo tenere conto che molte associate hanno appunto dimensioni e interessi che vanno oltre il confine provinciale. Quelle più strutturate si misurano sull’intero territorio nazionale e, in alcuni casi, sui mercati esteri.
Poi vi sono cooperative che operano negli stessi mercati anche se restano divise da confini provinciali e, quindi, si trovano spesso nella condizione di definire forme di collaborazione e nella necessità di trovare adeguate sinergie.
E poi c’è l’esigenza di coordinamento con l’attività di rappresentanza dell’Alleanza delle cooperative italiane.
Legacoop Romagna è l’ambito territoriale adeguato per un dialogo all’interno dell’ACI. La strada che il movimento cooperativo italiano sta cercando di percorrere per trovare maggiore unità a tutti i livelli di rappresentanza e di operatività deve passare anche da un rinnovamento degli organi territoriali.
Quali sono state le questioni più delicate che avete affrontato nel percorso di costituzione di Legacoop Romagna?
Direi una sola in sostanza. Le leghe provinciali difendono con rispetto la storia della propria associazione, le cui radici sono lontane nel tempo e legate ad alcune biografie eccellenti. Si trattava di fondere tutte queste storie importanti.
Nella costituzione del nuovo soggetto di rappresentanza ci siamo impegnati a rendere il movimento ancora più forte, ancora più capace di rispondere alle istanze di un Paese che aspira a una società più equa, più giusta e con minori diseguaglianze fra gli individui.
Da ultimo, qual è lo scenario in cui si troverà a operare Legacoop Romagna?
Ci attendono sfide impegnative. È difficile pensare a una svolta rapida nell’economia del Paese: più realisticamente nel 2014 forse avvertiremo qualche segnale di ripresa che dovremo sapere cogliere.
Detto questo, c’è un dovere a cui non possiamo venire meno: ricordare a tutti coloro che hanno responsabilità e all’opinione pubblica che non vi potrà mai essere sviluppo, se non si creano le condizioni per la crescita delle imprese. E che di questo sviluppo il movimento cooperativo è una componente fondamentale.
(a cura di Paolo Pingani)

 

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