Credito e sociale, tante opportunità: il convegno di Fit4SE al Campus di Forlì

 

Sara Rago

 

Capitale sociale, relazioni, radicamento sul territorio: tutte cose che in banca, tradizionalmente, trovano scarsa attenzione, per non dire un’aria di leggera sufficienza. Almeno fino a ieri: le cose stanno cambiando, per fortuna, anche se a macchia di leopardo e il bene intangibile delle relazioni, che è la vera forza dell’impresa sociale, trova nuove forme di misurazione e anche qualche esempio di applicazione concreta.

E così succede, ad esempio, che la cooperativa sociale Pacha Mama di Rimini sia riuscita a finanziare i propri progetti equosolidali anche grazie al livello di partecipazione attiva dei propri 500 soci. Perché avere così tante persone che investono tempo e risparmi in una realtà dice qualcosa di importante sulla loro capacità di esserci domani. È una delle case history che hanno animato il convegno organizzato al Campus di Forlì dell’Alma Mater da Legacoop Romagna, Aiccon e Demetra lo scorso 12 aprile.

 

L’occasione lo step intermedio del progetto europeo Fit4Se – Financial Tools For Social Enterprise – che ha l’obiettivo di comprendere i fabbisogni finanziari delle imprese sociali e supportarle nell’approccio al mondo della finanza sociale. «L’impresa sociale – dice il presidente di Legacoop Romagna, Guglielmo Russo – acquista sempre più importanza nei nostri territori per cui stiamo lavorando per valorizzarla sotto ogni aspetto, compreso il corretto rapporto tra cooperazione sociale e sistema del credito, necessario per il consolidamento di questo tipo di esperienze».

 

 

La ricerca sviluppata da Sara Rago e Paolo Venturi di Aiccon svela aspetti poco noti: in Italia il cosiddetto terzo settore è particolarmente sviluppato dal punto di vista normativo, ma assai meno in termini di occupati e produzione rispetto a Paesi che nell’inconscio collettivo sono considerati campioni dell’economia di mercato, Inghilterra e Germania in testa. Segno che un’impresa sociale forte e ben strutturata rappresenta un volano importante per tutta l’economia.

 

 

Qui insorgono i problemi: tradizionalmente la cooperazione sociale ha grande capacità di progettazione, ma scarso accesso agli strumenti del credito. «Dalla nostra parte – spiega Emiliano Galanti, responsabile cooperative sociali di Legacoop Romagna – nelle imprese più piccole c’è scarsa attitudine a ragionare con gli strumenti richiesti dai finanziatori, cioè business plan, analisi di mercato e strutture organizzative di lungo termine. Dal lato dei finanziatori riscontriamo spesso una incompleta comprensione del concetto di cooperativa sociale e in generale una inadeguatezza a “leggere” quelli che sono gli elementi intangibili delle imprese, che spesso le renderebbero più “bancabili” di quelle profit, se opportunamente valutati». Il rapporto con le banche, a dire il vero, viene giudicato positivamente dal campione studiato dalla ricerca. Uno dei problemi è la tendenza a considerare le cooperative sociali come imprese di grandi dimensioni, piuttosto che come PMI. I fondi e gli strumenti finanziari cooperativi, invece, peccano in lunghezza dei tempi di risposta e carico delle richieste burocratiche. Dal lato dell’offerta si fa notare che gli investimenti spesso tralasciano l’innovazione, in particolare informatica, e il capitale umano.

 

Quali le proposte che vengono dal mondo delle cooperative sociali?
Da un lato creare un sistema di offerta differenziato rispetto alle dimensioni delle imprese sociali,dall’altro legare il sistema di finanziamento a indicatori in grado di evidenziare i tratti peculiari delle imprese sociali, come emerso anche dalla tavola rotonda con Elena Goldoni (Aster), Gianluca Laurini (Direttore Area Progetti, Coopfond), Gianluigi Casotti (Area UBI Comunità, Terzo Settore ed Economia civile, UBI Banca) e Federico Bianchini (Area Romagna, Banca Prossima).
«Quello che può fare la differenza – dice Nicoletta Casadei, responsabile di Demetra – sono progetti come questo, in cui la formazione è al primo posto».
Parte ora, infatti, la seconda parte del progetto Fit4SE, che prevede un percorso specifico per i manager delle cooperative sociali e la formazione di una risorsa interna a Legacoop Romagna che gestirà uno sportello informativo su questo tema.

 

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