Guglielmo Russo intervistato dal Corriere di Forlì sulle elezioni amministrative

«Forlì ha il dovere di tornare a progettare dando serenità amministrativa ai cittadini»

Il dirigente dell’ associazione si rivolge a tutti i candidati sindaco per il capoluogo «Sediamoci attorno a un tavolo e pensiamo a cosa vogliamo essere tra 10 anni»

GAETANO FOGGETTI – pagina: 5

Non è possibile elaborare un programma elettorale senza pensare a cosa potrà essere Forlì tra 10-15 anni. A dirlo con estrema chiarezza, rivolgendosi a tutti i candidati sindaco per il capoluogo, è Guglielmo Russo, presidente Legacoop Romagna.

Cosa chiedete a chi si propone alla guida della città?
«Idee e progetti che vadano oltre il contingente e che restituiscano a Forlì una nuova centralità. E, prima di tutto, che si ristabiliscano tranquillità e concretezza amministrativa di cui i forlivesi hanno assolutamente bisogno.
Non spaventiamoci di sederci attorno a un tavolo, anche e soprattutto con la Fondazione Cassa dei Risparmi, per ragionare di un periodo medio -lungo e condividere i progetti. Non sarà mai una perdita di tempo».

Quali le priorità in agenda?
«La viabilità, con collegamenti efficienti tra Cesena e Ravenna che in questo momento rappre.sentano una criticità grave perché la capacità di muovere persone e merci è a tutti gli effetti l’attrattiva fondamentale per un territorio. Forlì non può ancora dirsi un centro universitario, il nostro Campus deve entrare in sinergia con la città e il suo centro storico. In quest’ultimo, poi, rischiano di diventare troppe le aree che vanno o andranno recuperate nei prossimi anni, dalla Rocca di Ravaldino all’ex Distretto militare, dal Comando dei Vigili urbani al Palazzo delle Poste e altre ancora. Torno a dire: condividiamo le priorità con la Fondazione non potendo agire su tutte. Aeroporto, è da portare fino in fondo la scommessa di valenti imprenditori che vanno aiutati e rispettati. Sarà unicamente il mercato, poi, a decidere se l’ operazione sta in piedi.
E lo sarà se il “Ridolfi” saprà ritagliarsi un proprio spazio e una propria vocazione nel sistema regionale. Sul fronte gestione e smaltimento rifiuti abbiamo preso atto del progetto della nuova società “Alea”. All’ inizio è mancato il rapporto con i cittadini che va recuperato e tenuto monitorato giorno per giorno».

Qual è il ruolo di Forlì in Romagna?
«Il rapporto tra grandi mostre, turismo culturale ed effettiva ricaduta sul territorio è ancora inespresso nella sua pienezza.
Puntiamo anche ad un commercio di qualità; siamo nel cuore della Romagna, perché non pensare ad una enoteca di prestigio, per esempio? Sdoganiamo il fatto che essendo stato un territorio agricolo e con grandi fabbriche non sia possibile aprire una nuova fase. La sanità richiede grandi investimenti e ricerca, abbiamo un sistema di qualità ma con problematiche di ascolto dei cittadini e di gestione del personale; non spaventiamoci per il nuovo ospedale di Cesena e guardiamo alle nostre esigenze. Occhio, poi, ad ambiente, clima ed emergenza idrica, fattori che incidono direttamente sulla salute pubblica e che richiedono politiche lungimiranti e coraggiose».

Come reagite agli estremismi e alle varie forme di razzismo?
«Forlì è carica di welfare: cooperazione, associazionismo e volontariato sono i valori di una rete fortissima con la quale progettare un rapporto più avanzato tra pubblico e privato. Questa è una città dell’ accoglienza, capace di dialogare con le diversità, ma non bisogna sottovalutare le nuove vulnerabilità sociali. Non esiste ancora un problema sicurezza ma da alcune parti si denuncia una invasione di immigrati e una lacerazione sociale che non esistono, sottovalutando le esperienze positive di questi anni che hanno dato prova di una forte coesione sociale».

Qual è il ruolo delle associazioni sottoposte di recente ad attacchi che mirano a delegittimarle?
«Ancora fortissimo, anche se in questo anno si è cercato di distruggerlo, complice anche una insufficienza di nuove proposte.
Dobbiamo recuperare quella progettualità a medio e lungo termine che ci è sempre appartenuta. La democrazia è fatta di corpi intermedi che rappresentano, certo, interessi ben definiti ma finalizzati anche al benessere di tutto il territorio».

Elezioni in vista

«Il Paese si è consegnato all’invettiva, all’antipolitica, ad una contrapposizione tra élite e poveri trasmessa anche ai territori. Se a questo aggiungiamo che chi ha governato negli ultimi anni non ha capito che si stava esaurendo velocemente una fase storica, ecco che uno stravolgimento dell’assetto olitico è possibile. Ma questo non spaventa noi di Legacoop». Severa ma realistica l’analisi di Guglielmo Russo alla vigilia di una scadenza elettorale cruciale. «Rivendichiamo una piena autonomia e ci confronteremo con chiunque vinca ribadendo le nostre convinzioni». Chiare le idee in materia di decentramento amministrativo. «L’Unione dei Comuni è nata con troppa fretta considerandone le dimensioni –rimarca Russo –. Ci volevano tappe intermedie. Noi chiediamo più Romagna e più Europa. Crediamo nella nascita di un organismo istituzionale sovracomunale che gestisca tutto il sistema Romagna: turismo, cultura, sanità, viabilità, welfare. Ma oltre a quello romagnolo, ormai fisiologico e ineluttabile, l’orizzonte deve essere ancora di più quello dell’Europa, dove per le nostre cooperative ci sono i veri mercati di riferimento. Ecco allora che le scelte strategiche devono essere fatte in una logica che vada ben al di là degli sterili campanili delle singole città. Per questo motivo è necessario uscire dalla pericolosa trappola dei localismi che sono la morte della vera politica».

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