Il convegno sulle Cooperative Agricole Braccianti con l’assessore Caselli: «Lavoro e prodotti di qualità» [video][gallery]

Un mondo che dà lavoro a 600 persone e coltiva più di 13mila ettari in tutta la Romagna. È quello delle Cooperative Agricole Braccianti, che da più di 130 anni porta avanti un’esperienza p‎ressoché unica a livello europeo. Quasi 1.350 ettari coltivati a biologico, ripristini ambientali e rinaturalizzazioni, agricoltura di precisione, lotta ai cambiamenti climatici, stoccaggio dell’anidride carbonica: sono solo alcuni degli esempi di interventi attivati dalle Cooperative Braccianti in questi anni, grazie alla perizia agronomica e alla loro caratteristica di essere imprese democratiche legate al territorio.

Se ne è parlato martedì 17 maggio all’agriturismo Massari di Conselice, nel corso di un incontro con l’assessore regionale Simona Caselli organizzato da Legacoop Romagna in collaborazione con Promosagri. Al centro della discussione il dispiegarsi del Piano di Sviluppo Rurale con tutto quello che comporta per l’agricoltura romagnola e non solo.‎

Dopo i saluti del Sindaco di Conselice e delegato all’agricoltura dell’Unione Comuni della Bassa Romagna, Paola Pula, che ha ricordato il ruolo delle CAB per la coesione della comunità, è stato il responsabile di settore di Legacoop Romagna Stefano Patrizi a ripercorrere le sfide affrontate in questi anni dalle Cooperative Braccianti: «Imprese che non solo sono alla base della filiera agroalimentare cooperativa, grazie alla loro capacità di innovare e dare lavoro e produzioni di qualità, ma che rappresentano un presidio a tutela del territorio e un polo di innovazione su cui costruire politiche di sistema».

Di fronte ai redditi agricoli che calano i rischi non mancano: la volatilità dei prezzi, il cambiamento climatico, la burocrazia, l’indebolimento dei sistemi di rappresentanza e l’evoluzione delle abitudini dei consumatori, ad esempio sul consumo di carne rossa. Non ultime le criticità relative ai rischi sugli esiti dei fondi per lo sviluppo rurale, in particolare per le misure agroambientali e investimenti, che hanno registrato un vero e proprio boom di domande in Regione.

Pietro Pasini, direttore di Promosagri, ha ripercorso i numeri delle CAB in particolare nel territorio ravennate, dove operano 7 aziende (Agrisfera, Bagnacavallo e Faenza, Campiano, Comprensorio Cervese, Fusignano, Massari di Conselice e Ter.Ra) con 458 soci e un valore della produzione di 43 milioni di euro. «Oggi le CAB sono tra le aziende agricole più grandi in Italia – ha spiegato Pasini – e paradossalmente proprio per questo motivo rischiano di essere penalizzate rispetto ai fondi europei. Eppure in 10 anni hanno investito quasi 47 milioni di euro, tirando fuori più del 90% di tasca propria».

L’assessore regionale Caselli ha dimostrato di conoscere e apprezzare il mondo delle CAB, in un dialogo aperto e a tutto campo con i soci e i responsabili delle cooperative. «Questa esperienza è importantissima – ha detto l’assessore – anche se all’Unione Europea è difficile da spiegare, perché è praticamente unica in tutto il continente. Il tema è quello di avere risorse nuove per sostenere chi ha le dimensioni e la patrimonializzazione adeguata per costruire l’agricoltura del futuro».

All’incontro, moderato dal responsabile Comunicazione di Legacoop Romagna Emilio Gelosi, hanno partecipato numerosi esponenti delle istituzioni, come l’assessore provinciale all’agricoltura, Mara Roncuzzi e i consiglieri regionali Mirco Bagnari e Gianni Bessi.

Tra gli interventi anche quello di Cristian Maretti, presidente di Legacoop Agroalimentare Nord Italia: «Le Cab possono candidarsi a essere una cartina di tornasole della buona agricoltura che si fa in Emilia-Romagna, perché hanno indici patrimoniali, di bilancio e ambientali concreti e spendibili anche a Bruxelles. Non diamo però per scontato che il mondo all’esterno ci conosca: questa iniziativa deve essere la prima di un percorso».

Il direttore generale di Legacoop Romagna, Mario Mazzotti, ha concluso chiedendo un impegno in prospettiva: «Proponiamo alle istituzioni un’alleanza per chiedere risorse aggiuntive da mettere in campo. Le cooperative braccianti sono portatrici non solo di una buona pratica imprenditoriale, ma di una storia ancora viva: non smetteremo di impegnarci su questo punto».

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