Intervista a Catia Ridolfi (Idrotermica Coop): «La forza di chi fa squadra»

Quando nel 2007 diventò presidente di Idrotermica Coop, prima donna a capo di un’azienda di 40 “idraulici”, la storia di Catia Ridolfi attirò l’attenzione di una giornalista del quotidiano nazionale “Repubblica”. Arrivati in treno a Milano per l’intervista, la prima domanda sparata a bruciapelo fu: «Ma i suoi capelli sono veri?». «Certo!» rispose lei, per nulla intimorita. Alla fine la reporter era conquistata. Catia Ridolfi è così da sempre, schietta e inconfondibile, un piccolo monumento di stile della cooperazione italiana. La sua figura minuta, impreziosita dalla chioma rossa fuoco che è il suo marchio di fabbrica, è stata per 40 anni un tableau vivant di quello che l’impresa cooperativa dovrebbe essere, ma a volte rischia di essere solo nei manuali: voglia di fare squadra, gioia di vivere, capacità di lavorare duro e ritagliarsi spazi di socialità e divertimento; vicinanza ai bisogni del territorio e capacità imprenditoriale. In quella squadra straordinaria – formata da persone come Agostino Mainetti, Riccardo Ciarallo, Lauro Caspoli e tanti altri – lei rappresentava il punto di riferimento femminile. Imbevuta di principi cooperativi fino al midollo, non ha trascurato il momento in cui le nuove generazioni avrebbero dovuto prendere il volo. Il nuovo presidente Michele Gardella e il direttore generale Sara Ghirardini sono stati seguiti passo passo nel percorso che li ha preparati alle loro nuove responsabilità. A maggio c’è stata l’investitura definitiva e lei è andata in pensione a fine agosto. «Sono veramente contenta sotto questo punto di vista, perché so che non abbiamo sbagliato. Me ne rendo conto da come li vedo muoversi e affrontare le cose».

 

L’intervista a Catia Ridolfi è apparsa nel n.9/2018 del mensile di Legacoop Romagna “La Romagna Cooperativa”

 

Il rapporto tra Catia Ridolfi e Idrotermica Coop inizia nel settembre del 1977. «Si portava ancora il grembiule blu. La sede era in via Fratelli Basini a Forlì, e il mio ufficio era poco più di uno sgabuzzino, solo la calcolatrice teneva mezza scrivania, il resto era coperto dalla contabilità». Dietro a quelle carte c’era l’uomo della sua vita, Piero Cecchini, allora responsabile amministrativo della cooperativa. Quell’uomo è diventato suo marito. «Tanto che si può dire che io la cooperativa me la sono sposata», ride.

Nella sua vita professionale non ci sono solo successi. «Ho capito presto che gli errori capitano e anche  le ingiustizie. Ma lavorando in cooperativa capisci anche che se ti impegni per la squadra e con la squadra si supera tutto. Pesano meno anche i sacrifici». Quando negli anni Ottanta Idrotermica Coop iniziò a essere un punto di riferimento per l’impiantistica a livello nazionale, lo fece sotto voce, inaugurando uno stile lontano dal protagonismo personale di alcuni.

«La cooperativa non è il posto dei “numeri uno”. È il posto dove fai tanti piccoli passi, e quei piccoli passi insieme fanno un lungo cammino. Perché non rischi soltanto una quota azionaria, rischi il posto di lavoro tuo e dei tuoi compagni. Non vuol dire che non abbiamo avuto orgoglio, anzi». Per molti Catia Ridolfi diventa da quel momento la “arzdora” di Idrotermica Coop. «Gli anni Novanta sono stati anni bellissimi, gli anni dei grandi lavori in tutta Italia. Gli anni in cui ho davvero capito che potevo sentirmi fiera di essere parte di Idrotermica Coop». Senza risparmiarsi. «Le ore in più che abbiamo sempre fatto tutti non si contano, ed è giusto così. È una lezione che ho imparato con il tempo: devi darti da fare, ma devi avere anche una vita al di fuori dell’azienda e contribuire alla tua comunità, restituendo quello che ti ha dato. Altrimenti puoi avere successo, ma non sei una cooperativa».

 

 

Difficile scegliere qual è l’opera che ha dato più soddisfazione. «Tantissime, prima di tutto quelle legate alla mia città: il palafiera, l’ospedale, l’Irst, il Teatro Fabbri, il San Domenico, il Campus. Ci abbiamo messo del cuore, credo che non sarebbero così altrimenti. Ma il vero orgoglio, per me, è sapere che questa cooperativa andrà avanti anche dopo di me». Qualcosa, però, si è perso con la crisi. «È finita l’idea che l’azienda del territorio ci mette qualcosa in più. Oggi conta solo l’aspetto economico, poco importa se esisterai anche dopo che l’opera è finita. Purtroppo il prezzo è diventato determinante, e questo è svilente». Gli appalti pubblici? «Dopo gare costosissime e con vincoli terrificanti ci sono opere che rimangono ferme anni perché l’azienda fallisce. Non c’è bisogno di andare molto lontano. Chi ripaga i cittadini delle attese, dei disagi e delle spese?».

I momenti duri non sono mancati. «Mi hanno fatto soffrire le vicende che nel recente passato ci hanno fatto perdere credibilità come movimento. Non parlo solo delle questioni di Roma, che comunque ancora rappresentano una ferita dal punto di vista della reputazione. Abbiamo pagato cara la decisione politica di fermare il mercato delle infrastrutture in Italia. Noi siamo riusciti a salvarci, perché Idrotermica Coop è patrimonialmente solida, ma i danni e i lutti per il sistema cooperativo sono stati enormi».

E i momenti più belli? «Tantissimi, come fai a scegliere? Quando chiudo gli occhi, la sera, rivedo gli ultimi 40 anni e so che abbiamo fatto delle cose straordinarie insieme. I momenti vissuti in cooperativa restano tutti nel mio cuore». Infine, non lesina consigli ai giovani soci che entrano ora in cooperativa. «Crederci e fare lavoro di squadra. Porte aperte, che vuol dire parlare con tutti, rivolgersi a tutti e ascoltare. Dal direttore generale all’ultimo, si è tutti uguali. Lavorare tanto». Impossibile non essere d’accordo.

Emilio Gelosi

Nessuna parola chiave assegnata