«La cooperazione resta l’arma vincente per affrontare e vincere la crisi»

L’intervista / Giovanni Monti, presidente di Legacoop Emilia-Romagna

di Gaetano Foggetti, dal Corriere Romagna del 26/6/2017

Presidente, come sta la cooperazione in Emilia-Romagna?
«Gode di uno stato di salute mediamente buono. Credo di poter dire che si stiamo mettendo alle spalle le crisi peggiori, però la situazione non è ripartita nel settore delle costruzioni a causa del blocco dei lavori pubblici e privati. Si lavora sul fronte della rigenerazione, termica e antisismica, degli edifici esistenti».

Le grandi opere sono la panacea di tutti i mali?
«Penso piuttosto ad una lungimirante politica industriale nazionale al cui interno ci siano anche queste. A interventi strutturali che facilitino il trasferimento di persone e merci nell’ ambito di una nuova logistica».

La storia recente conferma che la natura cooperativa è la migliore per affrontare la crisi infinita.
«In Romagna abbiamo coopera tive industriali come Deco, Fruttagel, Sacmi, Cefla e Cmc, per citarne solo alcune, che hanno difeso e incrementato la loro posizione dal 2008 al 2015 e nel complesso abbiamo aumentato del 7 per cento i fatturati e del 7,5 l’ occupazione. Autorevoli soggetti terzi dicono che la forma cooperativa ha resistito molto meglio rispetto alle altre perché guarda sempre avanti e punta a rafforzare i propri patrimoni e a non disperdere risorse».

Un altro punto di forza resta la cooperazione sociale.
«Siamo reduci dall’ assemblea annuale delle cooperative sociali aderenti a Legacoop Emilia-Romagna che si è svolta a Riccione il 22 e 23 giugno scorsi; 201 le imprese che nel 2016, con 28.578 addetti tra soci lavoratori e dipendenti, hanno fatturato oltre un miliardo e 100 milioni.
Sono convinto che senza queste realtà la qualità della vita dei nostri territori sarebbe diversa».

Quali sono le peculiarità?
«C’ è sempre una grande professionalità nei rapporti con le persone, soprattutto se sono in difficoltà. La nostra cooperazione si distingue perché non punta a fare profitto ma a garantire efficienza e qualità per poter stare con autorevolezza sul mercato».

Quali sono i progetti in atto?
«Proprio in questi giorni abbiamo lanciato l’ anno di riposizionamento e qualità distintiva della forma cooperativa. Proviamo a leggere, anticipandoli, i nuovi bisogni guardando al mercato in una logica di squadra e come movimento compatto, a partire dalla formazione di chi lo governa e della base, soci e consiglieri. Ricetta anche per pilotare il necessario ricambio generazionale e dare concretezza alle pari opportunità».

E per l’ occupazione?
«Ogni cooperativa versa il 3 per cento dei propri utili in Coopfond, grazie al quale sono nate ben 17 nuove imprese, alcune delle quali sorte col cosiddetto “workers buyout”, ovvero l’acquisizione dell’ azienda in crisi da parte dei suoi stessi dipendenti che danno vita a una cooperativa. Procedura questa che vorremmo ulteriormente incentivare. In questo modo, con l’aiuto di Coopfond, abbiamo salvato 1.000 posti di lavoro. Motivo per il quale vorremmo lanciare questa procedura per anticipare la nascita di cooperative in collaborazione con le associazioni imprenditoriali alle quali le aziende in crisi aderiscono. E poi la Regione sta facendo un ragionamento importante con il lancio di alcuni patti territoriali».

Grande attenzione anche per la diffusione della cultura cooperativa tra le giovani generazioni.
«In Romagna c’è il progetto “Coopstartup ” col quale Legacoop sta facendo un ottimo lavoro. In sostanza di fronte a un programma serio noi mettiamo i giovani in condizioni di dare vita alla loro impresa cooperativa. In questo ambito negli ultimi anni sono state 60 le nuove imprese nate. Non solo, questo progetto deve essere indirizzato anche agli sbocchi imprenditoriali giusti leggendo con attenzione le esigenze economiche e sociali di un territorio».

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