L’analisi del voto: vince un’idea di Regione

Le elezioni regionali hanno avuto un esito netto. La coalizione di Centrosinistra guidata dal presidente uscente Stefano Bonaccini ha superato la coalizione di centrodestra in modo inequivocabile, e Bonaccini sarà il Presidente della Regione Emilia Romagna anche per i prossimi 5 anni. Le ragioni di questa netta affermazione, a seconda di molti commentatori, risiede nel combinato disposto di due fattori: il riconoscimento da parte degli emiliano-romagnoli del buon governo regionale, e il rifiuto, da parte degli stessi, della eccessiva “politicizzazione” nazionale e personalizzazione della competizione elettorale.

Foto: Fabio Blaco

E così, tra una richiesta di “cambiamento” e di rottura con l’esperienza di governo della regione, di fronte alla domanda alla quale i cittadini sono stati chiamati ad interrogarsi, cioè se in Emilia Romagna si viva bene o male, hanno prevalso coloro che ritengono che il sistema attuale offra opportunità di sviluppo e crescita, anche personali, maggiori rispetto all’idea di società prefigurata dal centrodestra.
Ha prevalso l’idea di coesione, di maggiore giustizia sociale ed equa distribuzione del reddito e delle opportunità che sono i punti di forza del cosiddetto modello emiliano- romagnolo.

L’incontro dei cooperatori con Bonaccini nella sede di Idrotermica Coop

Il ruolo delle Sardine
Un altro elemento che ha contribuito alla netta affermazione del centrosinistra è certamente rappresentato dalla discesa in campo del movimento delle Sardine. Le Sardine hanno scosso le coscienze di molti, hanno dimostrato che è possibile riappropriarsi della partecipazione democratica come strumento per fare della buona politica, come modalità di impegno personale e diretto.
Grazie alla mobilitazione nelle piazze, molti che erano restii alla partecipazione al voto hanno cambiato idea e hanno contribuito all’incremento così significativo della partecipazione al voto.

Stefano Bonaccini e Mario Mazzotti

Ora ragioniamo di programmi
La fase che si apre ora per il Governo regionale deve riportarci, tutti, a ragionare su programmi e contenuti, su quel progetto di crescita e sviluppo sostenibile che, come cooperatori, abbiamo delineato nel documento ACI presentati ai candidati e alla società regionale.
Legacoop Romagna ha svolto, durante il periodo della campagna elettorale il proprio ruolo di soggetto politico, di rappresentanza, autonoma dalle forze politiche.
Nel corso degli incontri che in questo periodo rappresentanti di forze politiche in lizza ci hanno richiesto, e che abbiamo svolto con piacere, abbiamo esposto i nostri programmi incentrati in particolare sui temi del lavoro, della sostenibilità, dell’innovazione tecnologica, della legalità, del contrasto alle false cooperative, del Welfare.
A tutti abbiamo riproposto le nostre idee sui temi istituzionali, prima fra tutte l’urgente iniziativa da intraprendere in materia di riordino istituzionale, per porre riparo ai danni che l’incompiuta riforma delle Province ha creato e sta creando.
Come è noto noi chiediamo che si avvii un percorso costituente in direzione della costituzione della provincia unica di Romagna, il cui primo mattone può essere rappresentato dalla sottoscrizione di un accordo di programma tra le tre attuali province romagnole per la gestione comune delle competenze loro attribuite.

Contraddizioni e fratture sociali
Dal voto emergono però anche evidenti contraddizioni. In particolare, l’esito elettorale segnala come non si sono sanate quelle fratture sociali generate negli anni della crisi e che hanno prodotto anche da noi un incremento delle disuguaglianze.
Se si osserva la mappa del voto e la si sovrappone alla cartina geografica della Regione, si può notare molto bene come l’insediamento politico del centrosinistra è particolarmente visibile lungo l’asse della Via Emilia, mentre la destra prevale nelle zone collinari, di montagna e nelle aree periferiche.
Sono queste quelle zone marginali nelle quali sono più avvertiti i problemi del rapporto con gli immigrati e dove si annidano con più frequenza rabbia, sfiducia e insicurezza.
Questa frattura sociale rappresenta, per noi, la priorità sulla quale il nuovo Governo regionale si deve maggiormente concentrare. Occorrono politiche strutturali, di riequilibrio tra zone ricche e zone svantaggiate, una Regione “sistema” ancor di più in grado di essere generatrice di uno sviluppo diffuso, equo e solidale.
Come cooperatori faremo la nostra parte insieme alle altre forze economiche e sociali e alle Organizzazioni sindacali in un dialogo permanente e continuo con le Istituzioni e attraverso quel “patto per il lavoro” da riproporre e da aggiornare fin dalle prossime settimane.

Mario Mazzotti
Presidente Legacoop Romagna

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