Libertà d’informazione e deontologia, giornalisti a confronto con Ordine e Legacoop

La libertà di informazione e i comportamenti deontologici da rispettare per difenderla – e non abusarne – sono stati i temi affrontati in un’iniziativa organizzata dalla rete Treseiuno, che raggruppa le associate di Legacoop Romagna operanti nei settori della comunicazione e dell’Information technology, e l’Ordine dei giornalisti dell’Emilia-Romagna.
L’appuntamento – ospitato lo scorso 14 maggio nella sala assemblee della cooperativa Conscoop di Forlì – è stato anche il primo corso con contenuti deontologici proposto quest’anno in tutta la Romagna all’interno della formazione continua obbligatoria per gli iscritti all’ordine.

Al tavolo dei relatori si sono seduti il presidente regionale e il presidente del consiglio di disciplina dell’Ordine, Giuseppe Rossi e Claudio Santini, e l’avvocato Ermanno Cicognani. «Abbiamo scelto di organizzare questo convegno/corso– ha introdotto la giornata Emilio Gelosi, giornalista professionista e responsabile per Legacoop Romagna del settore Media, IT e Comunicazione – perché Legacoop Romagna crede che la libertà e la pluralità dell’informazione sia un elemento insostituibile di una società democratica. Ne fanno fede le nostre associate che operano nel settore della comunicazione, ognuna delle quali interpreta il mestiere di informare come un servizio ai cittadini, nonostante il lavoro del giornalista sia diventato sempre più difficile e, soprattutto, precario. E per rafforzare questa presenza, si sono costitute in una rete, la Treseiuno, che è l’organizzatrice materiale dell’evento odierno».
L’avvocato Ermanno Cicognani ha iniziato la serie di interventi declinando il tema sotto il profilo più strettamente legale, analizzando punto per punto quali siano gli aspetti di debolezza di una concezione della cronaca giudiziaria che tende in qualche modo a ‘spettacolarizzare’ le notizie, anticipando al pubblico informazioni che dovrebbero restare segrete fino all’inizio del dibattimento in aula. E, alla fine, ha proposto una questione che non riguarda solo i giornalisti: quando un processo si conclude con un’assoluzione, a quest’ultima notizia viene riservata una dignità molto minore e viene in genere relegata nelle pagine interne, molto avanti nel corpo del giornale
Lo stimolo del legale ravennate è stato colto da Claudio Santini, giornalista con una lunga esperienza di cronista, che partendo dal processo Montesi del 1953 e da quelli, innumerevoli, che hanno visto alla sbarra i terroristi, ha smontato alcune prassi che nel tempo sono diventate consuete, portando esempi di processi che sulle pagine dei giornali sono stati eccessivamente spettacolarizzati. Ha quindi spiegato quali siano le regole deontologiche che un cronista giudiziario deve seguire per assicurare la correttezza dell’informazione.
In chiusura il presidente dell’Ordine dei giornalisti dell’Emilia-Romagna Giovanni Rossi ha proposto un interessante collegamento fra la “cattiva informazione” che a volte viene diffusa su temi sensibili, come appunto i processi, e i molti giornalisti che lavorano in maniera precaria e vengono mandati allo sbando. Ricordando, per lasciare aperta una speranza sul futuro della professione, che non c’è diminuzione di richiesta di buona informazione ed è bene che tutti, a cominciare dagli editori, inizino a cambiare atteggiamento per garantire una stampa libera e corretta.

Paolo Pingani

Nessuna parola chiave assegnata