L’intervento di Guglielmo Russo all’assemblea dei delegati di Legacoop Romagna

Assemblea annuale Legacoop Romagna2 22-02-16

 

Ci presentiamo a questa assemblea forti di una significativa presenza territoriale. Legacoop Romagna rappresenta uno dei bacini cooperativi più grandi d’Italia se non d’Europa.

Associamo 458 cooperative, comprese le fuori sede; contiamo più di 400 mila posizioni associative; occupiamo circa 27 e 500 lavoratori, tra soci e non, la stragrande maggioranza dei quali a tempo indeterminato; il valore della produzione è di 6miliardi e 8oo milioni di euro; il nostro patrimonio netto si attesta sui 2 miliardi e 890 mila euro.

Dunque una organizzazione che conferma la sua solidità.

Lo sappiano molto bene, la crisi ha colpito duramente anche il mondo cooperativo e interi settori hanno subito un drastico e doloroso ridimensionamento.

Voglio però sottolineare, e lo dico con orgoglio, senza retorica, che in questi lunghi anni di crisi noi abbiamo continuato a fare il nostro mestiere, cioè abbiamo continuato a fare i cooperatori. E non sembri questa una ovvietà.

Quante volte ci siamo detti: usciremo tutti diversi da questa crisi. Ed era vero. Ed è vero. Ma ci siamo anche detti che il cambiamento, ci piaccia o no, o lo si subisce o lo si interpreta e lo si governa.

Noi abbiamo avuto la capacità, in larghissima parte, non solo di resistere ma di reagire positivamente alla crisi: abbiamo dato risposte occupazionali importanti e di qualità; abbiamo continuato a lavorare nella difesa e qualificazione delle reti di protezione sociale territoriali; stiamo costruendo prime esperienze di rete tra le coop. sociali per affrontare le nuove domande di Welfare.

In più settori ci siamo posizionati su nuovi mercati, come ha fatto e sta facendo la CMC, intercettando nuove opportunità di lavoro e di crescita; abbiamo operato diversificazioni produttive come ha fatto il Conscoop.

Abbiamo lavorato e stiamo lavorando sulle specializzazioni, sulle integrazioni di filiera, come nel settore agroalimentare e nei servizi; sperimentiamo collaborazioni e innovazioni di processo e di prodotto; le nostre cooperative culturali sono un pezzo significativo dell’offerta culturale dei nostri territori. Si riorganizza il consumo con Alleanza 3.0.

Conad continua a consolidarsi con importanti politiche di investimento e si conferma come uno dei motori di sviluppo più importanti di questo territorio.

Unifichiamo a breve la nostra rete servizi costruendo un’unica società romagnola e riorganizziamo l’intera nostra filiera della comunicazione come dirà Mario più compiutamente.

Questa è la Legacoop di Romagna: consolidiamo il presente investendo sul futuro e senza nasconderci le difficoltà di una congiuntura ancora pesante.

Viviamo un tempo che chiede a tutti noi concretezza e visione strategica, competenza e professionalità, piedi piantati a terra ma sguardo lungo.
Lo scenario di fondo su cui ci muoviamo tutti è ancora quello di una transizione economica e sociale non ancora conclusa che ha modificato profondamente il nostro vivere e il nostro fare impresa.

La crisi da finanziaria è diventata in questi anni economica, poi di mercato, e poi istituzionale, poi si è intrecciata con la crisi della politica ed è diventata crisi politica essa stessa.

Siamo ancora dentro un tempo che ha prodotto e continuerà a produrre modifiche profonde se non la fine di molti paradigmi, dei tanti assetti che pensavamo consolidati, la modifica di abitudini conosciute e riconoscibili, di quei terreni operativi su cui per lunghi anni abbiamo esercitato i nostri ruoli.

Questa crisi ha scavato in profondità.

In questi anni abbiamo sentito, e non solo noi, la mancanza di un pensiero economico che prefigurasse una fuoriuscita reale dalle sciagurate ricette del liberismo. Abbiamo sentito la mancanza di un pensiero sociale che definisse con più coerenza le caratteristiche di un nuovo Welfare universalistico. Abbiamo sentito la mancanza di un pensiero politico che chiudesse questa lunga, troppo lunga transizione politica del nostro Paese.

Oggi siamo all’inizio di una nuova fase nella vita economica, sociale e politica del Paese, che deve fare i conti con difficoltà ancora pesanti e che chiede l’impegno di tutti.

Se è vero che stiamo uscendo dalla recessione è altresì vero che cresciamo ancora troppo poco.

Con gli attuali tassi di crescita ci vorrebbero dieci anni per tornare alle posizioni del 2007.

Noi non possiamo accontentarci di essere il Paese dello zero virgola, o, come ci ricordava l’ultimo rapporto del Censis, il Paese dove vince la pura cronaca o l’approccio di corto respiro.

Questo Paese ha bisogno di una nuova cultura progettuale che sia impegno collettivo, che sappia affrontare le nuove vulnerabilità sociali, che abbia il tratto inequivocabile di un nuovo progetto generale di sviluppo.

Una nuova cultura progettuale che sappia contrapporsi con forza alle sciagurate semplificazioni dei populismi e che sia il terreno vero di coinvolgimento di tutti i soggetti guida, cittadini, imprese, associazioni, territori.

Una cultura progettuale che restituisca a questo Paese la possibilità di riconoscersi nella propria classe dirigente e che, lasciatemelo dire, restituisca nobiltà alla politica, perché anche di questo abbiamo bisogno dopo anni, non ancora finiti, di pesante e ininterrotta delegittimazione.

Anche al nostro interno, bisogna dirselo, qualcuno si è compiaciuto della crisi della politica, pensando che questa aprisse spazi per un nuovo ruolo autonomo della nostra organizzazione.

Non capendo invece che la crisi della politica ha aperto un terreno pericoloso per noi: perché ha significato crisi della rappresentanza, perdita dell’interesse generale, ha voluto dire polverizzazione degli interessi, restringimento dello spazio pubblico.

Ha voluto dire attacco alle solidarietà e non da ultimo, a partire da alcuni casi di cattiva cooperazione, un tentativo di delegittimazione dell’intero sistema cooperativo.

Alla crisi della politica, e non è retorica questa, si risponde solo costruendo un nuovo orizzonte di senso e di progetto.

Un orizzonte di senso e di progetto su cui la cooperazione, in ragione della propria storia, può e deve costruire un nuovo protagonismo, con cui declinare in maniera nuova i valori di cittadinanza, di democrazia economica, di eguaglianza.

Noi vogliamo dare il nostro contributo, per trasformare questo Paese e per riprendere con forza la via dello sviluppo, perché come imprese abbiamo bisogno di questo.

Ed è su questo terreno, non su altro, che riaffermiamo il valore della autonomia.

Non solo e non tanto perché è finito da un pezzo il Novecento con le sue esperienze storiche, con le sue culture politiche, con quella particolare esperienza che è stata la nostra formazione, la nostra storia personale e professionale. Una storia che ha costruito risposte vere ai bisogni, ha costruito la civiltà di queste terre di Romagna, ha costruito classe dirigente. Altro che cinghie di trasmissione.

Una storia di cui andiamo fieri e che va pienamente rispettata. Ma non rimpianta.

Declinare il valore dell’autonomia oggi per noi significa confermare una scelta ben precisa. Significa porsi come soggetto progettuale, significa essere una organizzazione imprenditoriale adulta, vuol dire agire come un moderno sindacato di impresa, vuol dire avere un rapporto maturo con tutti i nostri interlocutori.

Questo è il terreno su cui, come Legacoop Romagna, costruiamo la nostra autonomia.

E nel fare questo non solo valorizziamo le risorse interne, le nostre competenze, ma siamo in linea con ciò che sta maturando sempre più nella società italiana e sui nostri territori. Quotidianamente intercettiamo e organizziamo valori oggi in crescita, i valori della competenza e del merito, il bisogno di giustizia sociale, i valori della innovazione e della sostenibilità.

Valori che costituiscono quella che alcuni analisti chiamano la nuova economia collaborativa, una economia fondata su un nuovo bisogno di partecipazione, su un nuovo protagonismo del cittadino, sul bisogno di una nuova qualità del lavoro e del prodotto, su una nuova idea di salute e di benessere organizzato.

Una nuova economia collaborativa che chiede un nuovo modello partecipativo di impresa e che dunque apre per noi nuovi spazi imprenditoriali, di promozione cooperativa e che conferma la straordinaria attualità e modernità della proposta cooperativa in una economia di mercato.

Anche su questi terreni ci misureremo perché, fuori di retorica, vogliamo essere un pezzo del futuro in questo mondo che cambia.

La Romagna e la nostra Regione hanno difronte la stessa sfida del Paese: che è quella della ripresa di un percorso di crescita di carattere economico, sociale, occupazionale.

La Regione comincia a produrre dati di segno positivo che non indicano una vera e propria ripresa ma comunque sono un segnale di discontinuità importante con il passato.

In buona sostanza la Regione torna a produrre dati di segno positivo in un contesto più generale di crescita ridotta.

E qui vorrei sottolineare, tra le tante possibili, una riflessione che ritengo importante per le nostre imprese cooperative e per la nostra strategia associativa.

Nei prossimi tempi dovremo fare i conti con una duplice tendenza, apparentemente contraddittoria, una duplice sfida su un duplice terreno: fare fronte ad una economia a crescita lenta e, nello stesso tempo, misurarsi con la accelerazione dei fattori che incidono sulla competitività sia delle imprese che dei territori.

Crescita lenta e velocizzazione dei fattori competitivi.

Uno scenario insolito ma che conosciamo bene, una duplice sfida imprenditoriale e sociale che chiede un profilo di governance adeguato, una governance che sappia tenere insieme innovazione aziendale e presidio dei fattori di competività territoriali, che sappia cioè tenere insieme impresa e territorio, coesione sociale in un sistema territoriale competitivo.

Ed è qui che risiede la ragion d’essere di Legacoop Romagna.

Noi siamo una organizzazione di imprese cooperative che considera la Romagna un unico bacino produttivo e che vuole porsi come uno dei punti di riferimento importante per una nuova e più avanzata governance territoriale.

La Romagna per noi non è una elaborazione teorica o la sollecitazione di un provvedimento legislativo.

Dinanzi alla evoluzione dei mercati che chiedono politiche di sistema gli attuali confini amministrativi non sono più funzionali alle strategie di sviluppo delle imprese.

Il tema dell’area vasta sta qui. Il tema della Romagna sta qui. Ed è qui che la Romagna si gioca un pezzo importante di futuro nei rapporti con i sistemi territoriali regionali, nazionali ed europei. Basti pensare solo al tema delle infrastrutture, alla logistica integrata, ai trasporti, al Porto di Ravenna, alla sanità, alla riqualificazione del turismo, al passaggio dai distretti industriali alla economia della conoscenza e altro ancora.

Noi abbiamo bisogno di valorizzare le identità territoriali portandole su progetti di sistema e sottraendole alla trappola del localismo; abbiamo bisogno di mettere in rete le progettazioni dei territori e le eccellenze in essi presenti; abbiamo bisogno di mettere in valore i fattori di competitività e le esperienze di innovazione; abbiamo bisogno di costruire identità condivise dove fare convergere le idee e i talenti, le competenze, le solidarietà.

Non è una pura aspirazione: è un processo già in atto su molti terreni. Certo un processo non lineare, con contraddizioni e criticità anche evidenti, che vede spesso accelerazioni volontaristiche e brusche battute d’arresto. Ma è un processo in atto, e tenerlo a metà strada vorrebbe dire mortificare colpevolmente le potenzialità dei nostri territori.

Noi pensiamo in buona sostanza ad una Romagna che sappia consolidare quella che è stata e che è la sua forza storica: e cioè quel circolo virtuoso tra istituzioni e società, tra buona impresa e coesione sociale, tra sviluppo e qualità della vita.

Una peculiarità che, per non andare perduta, deve diventare un impegno progettuale, un orizzonte strategico condiviso per l’intera classe dirigente dei nostri territori.

Su questi temi, come dirà Mario, organizzeremo a breve una iniziativa.

Ed in questa sede, come abbiamo fatto negli ultimi tempi, chiediamo, perché il tempo è maturo, che le Istituzioni e la politica facciano una proposta per un assetto di governo unitario dell’area romagnola.

Per fare tutto questo noi oggi riconfermiamo il percorso di consolidamento e qualificazione di Legacoop Romagna, unica Organizzazione d’impresa che ha raggiunto la dimensione di Area Vasta fondendo tre esperienze territoriali importanti.

Le cooperative oggi sono le vere proprietarie della Associazione. Una Associazione con caratteristiche ben precise.

Pensiamo a Legacoop Romagna come a un moderno e innovativo sindacato di impresa, che sappia tutelare gli interessi delle cooperative e presidiare i valori delle proprie associate. Dunque nessuna omologazione con altri modelli, ma riconferma della specificità cooperativa.

Una Organizzazione che abbia una sua identità forte, un profilo organizzativo certo, una modalità di lavoro efficace. Dirà Mario tra poco.

Una Organizzazione sostenibile, che abbia un equilibrio definito tra le risorse messe a disposizione dalle cooperative e la operatività delle strutture.

Una Organizzazione soggetto progettuale, che accompagni le cooperative nei processi di consolidamento e di sviluppo e che, in virtù di questi obiettivi, sappia proporre e implementare politiche di sistema territoriale.

In buona sostanza, l’ho già ripetuto altre volte, una organizzazione utile alle cooperative, perché questo chiedono le cooperative.

E, avviandomi alle conclusioni, nel processo di consolidamento e qualificazione di Legacoop Romagna lavoriamo convintamente per la costruzione dell’ACI, dell’Alleanza delle Cooperative Italiane che nascerà il 1° Gennaio 2017.

L’esperienza della cooperazione italiana ha visto incrociarsi culture sociali e politiche diverse. In ogni generazione di cooperatori si è sempre riproposto il tema dell’unità cooperativa.

Oggi questa aspirazione diventa progetto.

Dinanzi alla evoluzione dei mercati, alla esigenza di stringere collaborazioni imprenditoriali più forti, dinanzi alla globalizzazione va ridefinita l’efficacia della rappresentanza riorganizzando un associazionismo ancora diviso.

L’ACI deve essere questo: non la sommatoria di ciò che già esiste, ma la casa comune dove valorizzare il meglio delle nostre storie e dare più forza e rappresentatività al nostro mondo, uno strumento al servizio dello sviluppo delle cooperative.

E’ un progetto ambizioso che nessuno pensa di realizzare con un tratto di penna, un progetto ambizioso che, come tutti i grandi progetti, chiede e chiederà intelligenza, capacità di mediazione, lealtà.

Legacoop Romagna lavora e lavorerà con convinzione per questo obiettivo, con le proprie associate, mettendo a disposizione competenza, scelte condivise e azioni comuni.

Vorrei concludere con un ringraziamento personale a Mario e ai delegati.

 

GUGLIELMO RUSSO

Presidente Legacoop Romagna

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