Rassegna stampa: Galanti: «Cooperative sociali colpite all’80%»

Intervista di Federica Angelini da Ravenna&Dintorni 19-25 marzo 2020

Tra i lavoratori che si sono per primi confrontati anche dal punto di vista economico con le misure di contenimento del covid-19 ci sono i dipendenti della cooperative sociali che operano nelle scuole, che qui sono chiuse addirittura dal 24 febbraio. A seguire sono arrivati quelli dei centri diurni, dei progetti socio -occupazionali e poi via via, man mano che aumentavano le chiusure dei servizi, fino ad arrivare ad alcuni operatori delle isole ecologiche.


Emiliano Galanti è il responsabile per la provincia di Ravenna di Legacoop per il settore e lo sentiamo mentre è in smart working il giorno dopo l’ annuncio del decreto Cura Italia, con le misure economiche previste dal governo.
«Credo che circa l’ ottanta percento delle cooperative che seguo siano coinvolte da queste crisi, nel senso che hanno i lavoratori a casa. Per le restanti ora abbiamo l’ enorme problema dell’ approvvigionamento dei dispositivi di sicurezza, così come da accordi sindacali. è un problema su più fronti, perché è difficile trovarli, hanno costi elevati e a noi servono in quantità enormi. Parliamo per le nostre cooperative di oltre 100mila mascherine al mese, per capirci. Al costo di 5 o 6 euro l’ una, si capisce bene come si tratti di un aggravio importante, perché vanno cambiate più volte al giorno. Penso in particolare, per esempio, a chi fa assistenza domiciliare agli anziani».
In effetti quella degli anziani, a domicilio o in struttura, è una delle poche voci che è stata toccata solo marginalmente dalla crisi. Per quanto riguarda prima infanzia, sostegno scolastico, disabilità, invece, i lavoratori sono a casa.
Cosa succederà a loro? «Noi abbiamo intanto fatto gli accordi con i sindacati per chiedere la cassa integrazione, che potrebbe arrivare tra qualche mese. Nel frattempo le cooperative anticiperanno l’ ottanta percento dello stipendio ai lavoratori, anche per questo sarà importante capire quanto si protrarrà la situazione perché naturalmente nel giro di poco potrebbero insorgere importanti problemi di liquidità, visto che parliamo appunto di un numero molto alto di lavo ratori».
Una soluzione alternativa e straordinaria è per certi versi già predisposta anche dal governo e va esattamente nella direzione auspicata dalla tre centrali cooperative. I comuni che hanno affidato gli appalti alle cooperative possono pagare le suddette come se il servizio fosse stato erogato. Si tratta di una soluzione che non comporta aggravi sulle casse comunali, perché erano spese già calcolate e messe e bilancio. E la Regione è già pronta a integrare la parte di mancati incassi dalle famiglie (a cui molti Comuni hanno già deciso di sospendere la rette per i servizi non usufruiti). Se questo è sicuramente possibile per i cosiddetti servizi “a corpo”, come per esempio accade negli asili nidi, si sta cercando di capire se sia applicabile anche a per quei servizi cosiddetti “a misura”, ovvero dove sono conteggiate le ore di effettiva prestazione (come gli educatori del sostegno ai ragazzini disabili) che, in ogni caso, potranno godere della cassa integrazione.
«Naturalmente per noi sarebbe preferibile poter fatturare – spiega Galanti – perché i lavoratori avrebbero subito lo stipendio pieno, sarebbero coperti i costi di gestione delle cooperative e in generale, per esempio, i costi degli affitti e delle utenze là dove gestiamo direttamente dei servizi. Anche perché si tratta appunto di costi che non gravano sui bilanci comunali perché erano stati preventivati e che permettono a noi di non gravare eccessivamente sulla previdenza, potendo così limitare le richieste effettive di cassa integrazione. Era quanto avevamo già chiesto a Ravenna, Faenza e Lugo, ricevendo risposte molto diverse (Ravenna si era detta disponibile, per esempio, Faenza no, ndr), ed era per noi impensabile avere trattamenti diversi di lavoratori di una stessa cooperativa. Ma ora che anche il governo nel Cura Italia si è mosso in questa direzione, vedremo». E per quanto riguarda la progettualità che viene richiesta nel caso la chiusura delle scuole continuasse? «è tutta da inventare. L’ idea dela domiciliarità è stata attuabile solo in pochi casi anche per ragioni di sicurezza degli operatori.
Vedremo, molto dipenderà appunto anche dalla durata della chiusura delle scuole». (fe. an.)

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