La Cooperativa Bagnini di Misano investe sul futuro

Un investimento da 700mila euro per riqualificare la spiaggia, accorpare sette stabilimenti balneari, ridurre le cubature e realizzare una nuova piscina da 200 metri quadri, con inaugurazione entro i primi di maggio. È il notevole impegno economico messo in campo dalla Cooperativa Bagnini Misano Adriatico, presieduta dal 1983 da Daniele Muccioli. Fondata nel 1953 ad opera dei “pionieri” Quarto Bronzetti e Otello Bertuccini, che all’epoca raggrupparono i bagnini di salvataggio che lavoravano nelle colonie marine, la cooperativa è cresciuta e si è consolidata nel tempo, arrivando a rappresentare un modello di gestione dell’arenile distintivo.

 

«Gli stabilimenti interessati dal progetto – spiega Muccioli – sono su terreno di proprietà comunale. Si tratta delle aree di spiaggia ex Ceschina, acquisite dal Comune di Misano Adriatico e cedute in diritto di superficie agli operatori balneari e ai bar-ristoranti. Proprio grazie all’affitto che abbiamo versato anticipatamente (800 milioni di lire all’epoca), l’amministrazione è stata in grado di completare l’acquisizione dei terreni. Il diritto di superficie ci è stato ceduto per 25 anni, sino alla fine del 2026. Proprio grazie a questa garanzia di permanenza per un periodo sufficientemente lungo abbiamo potuto realizzare investimenti che altrimenti, se fossimo stati sul demanio e interessati dalla direttiva Bolkestein, non sarebbe stato possibile programmare».

Già nel 2015 un primo intervento della cooperativa aveva portato alla nascita delle “Spiagge della luna”, con l’accorpamento da 4 a 2 stabilimenti, la demolizione e ricostruzione di tutte le strutture e la realizzazione di una piscina.
Il nuovo investimento interessa ora 7 stabilimenti che diverranno 3, con una riduzione delle cubature del 40%, una notevole apertura della visuale verso il mare, una grande piscina riscaldata, pannelli fotovoltaici, aree giochi, campi sportivi e servizi per i turisti, dal wi-fi alle aree per i cani.
«Siamo diventati oggetto di interesse perché siamo gli unici ad avere ottenuto il parere favorevole della Soprintendenza per il nostro progetto», evidenzia il presidente. «Grazie all’ampio fronte di mare lungo cui si estendono gli stabilimenti, più di 350 metri, e ad accorgimenti tecnici particolari, siamo stati in grado di rispettare tutti i requisiti di riduzione delle cubature, apertura degli spazi visivi, costruzione dei manufatti senza fondazioni in cemento. Abbiamo demolito oltre 50 cabine».

Una riqualificazione che risponde alle richieste di un mercato turistico sempre più esigente e dove la concorrenza è sempre più agguerrita.
«I clienti sono sempre più attenti alla qualità dei servizi e dell’ambiente, ed è aumentata la concorrenza di altre destinazioni anche a causa del basso costo dei voli aerei», continua Muccioli. «Dagli anni delle mucillagini, in cui gli arrivi dall’estero si erano pressoché azzerati, abbiamo dovuto rilanciare la nostra offerta. Fino a pochi anni fa io stesso non ero favorevole alle piscine in spiaggia, ma non possiamo non vedere che la domanda turistica va in quella direzione. Al contempo, però, credo fermamente che noi tutti (bagnini, albergatori, categorie economiche, associazioni turistiche) dovremmo lavorare per rivalutare il nostro mare, renderlo maggiormente fruibile (ad esempio con corsi di vela, di nuoto…), ricordare che è estremamente vivo. Apprezzo per questo l’opera di ricerca e tutela della Fondazione Cetacea e della Daphne. Noi vendiamo il mare, non dobbiamo mai dimenticarlo».

Per il presidente della cooperativa resta però uno scoglio da superare. «Rischiamo paradossalmente di restare fuori dai contributi europei. Il bando emanato dalla Regione Emilia-Romagna destinato alle imprese turistiche, che in un primo momento doveva essere rivolto anche agli stabilimenti balneari, li ha invece esclusi vista l’incertezza che grava sulle concessioni. Ma noi siamo in una situazione diversa: insistendo su terreno comunale e grazie alla durata del diritto di superficie avremmo tutti i requisiti per poter accedere. Auspichiamo che la Regione consideri la nostra peculiarità e riapra il bando».