Novacoop, patrimonio di socialità e storia

Un patrimonio storico, culturale, sociale che affonda le radici nella migliore tradizione dell’associazionismo politico dei primi decenni del secolo scorso. E’ quello costituito dalle numerose Case del popolo presenti ancora oggi nel territorio cesenate. Poco meno di una trentina furono fuse esattamente 25 anni or sono nella cooperativa Novacoop, presieduta da fine 2016 da Giuliano Venturi. La cooperativa ha oltre 1600 soci e conta oggi 24 strutture fra Cesena, Cesenatico, Savignano, Roncofreddo e Longiano. «Un patrimonio stimato 11 milioni di euro, ma il cui valore va oltre quello economico», sottolinea Venturi. «La nostra cooperativa gestisce un capitale immobiliare che arriva dai nostri genitori e nonni, e la nostra missione non è semplicemente gestirlo, ma cercare di tenere il più possibile vivo lo spirito di appartenenza e cooperazione che ha contraddistinto la nascita delle Case del popolo».

 

La scelta di fondere le singole cooperative, nel 1993, fu dettata dalla necessità di aiutare soprattutto le realtà più piccole a sostenere i costi di gestione. «Oggi l’impegno più consistente è mantenere e conservare il patrimonio immobiliare», spiega il presidente. «Ogni anno mettiamo a bilancio almeno 40-50mila euro per la manutenzione. Sono inoltre aumentate tantissimo le tasse: se di Ici a Cesena pagavamo 20mila euro, con l’Imu siamo arrivati a 60mila».
Per oltre il 90%, gli spazi di Novacoop ospitano oggi circoli Arci, ristoranti, bar, pizzerie, ludoteche, sale da ballo, associazioni sportive come Cesena Danze, un gruppo ciclistico Uisp, una palestra di karate. La cooperativa possiede muri e licenze, che concede in affitto d’azienda. «Nel 2017 siamo riusciti ad affittare tutte le 24 unità. Dove le strutture ospitano pubblici esercizi cerchiamo comunque di mantenere e promuovere anche l’aspetto di socialità. E’ il caso di Balignano a Longiano, dove sopra il ristorante Terre Alte, che abbiamo dato in gestione, esiste ancora lo storico circolo. Il nostro è un patrimonio importante per la collettività, visto che gli enti pubblici non dispongono di sufficienti spazi da mettere a disposizione dell’associazionismo, della cultura e dello sport».
Per Novacoop oggi la sfida non è solo gestire al meglio il patrimonio immobiliare delle Case del popolo, ma anche conservare il valore sociale della cooperativa.
«Non godiamo di nessun tipo di sovvenzione e ci fondiamo sull’opera volontaria dei soci, ormai perlopiù anziani, soprattutto uomini. Alcuni di noi possiedono ancor oggi le quote che erano dei loro nonni. Il ricambio generazionale è un problema importante: un tempo, quando veniva a mancare un socio storico, subentravano i familiari, mentre oggi accade sempre più raramente ed è difficile coinvolgere i giovani».
La cooperativa è stata raccontata da Simona Benedetti e Valdes Onofri nel volume “Novacoop. Storia delle Case del popolo nel territorio cesenate”.
«Tra le tante esperienze vale la pena ricordare quella della Casa del popolo di Bulgarnò – afferma Venturi – dove nel 1946 Pci, Psi, Pri e Pdci si impegnarono insieme per la gestione di una Casa del popolo elargendo ciascuno 15mila lire. Fu acquistata una piccola abitazione privata da adibire a circolo, sistemata gratuitamente dai frequentatori abituali e destinata ad ospitare balli invernali e feste de l’Unità. Il primo libro cassa annota nel febbraio 1949 il ricavo di un ballo carnevalesco: 4497 lire».
Giorgia Gianni