«Serve una nuova stagione di investimenti pubblici»

Mario Mazzotti intervistato dal Carlino Top 500 Imprese

di Giuseppe Catapano – dal Carlino Top 500 Imprese di venerdì 29 novembre 2019

Una squadra di 422 aziende, con 338mila soci, oltre 27mila occupati e un valore della produzione che sfiora gli 8 miliardi. è il sistema Legacoop Romagna. Il presidente Mario Mazzotti auspica «una nuova stagione in cui è fondamentale la ripartenza degli investimenti pubblici».

Mazzotti, come stanno le cooperative romagnole?

«In salute, ma si teme l’andamento dei mercati internazionali nei settori in cui sono impegnate le nostre imprese, a cominciare dall’agroalimentare. Mi riferisco al rischio di dazi, che limiterebbero l’export verso Paesi importanti, come gli Usa. Poi c’è la Brexit: i due scenari, insieme, possono generare seri problemi».

Con quale stato d’ animo seguite le vicende nazionali?

«Ci aspettiamo politiche pubbliche di svolta, dopo il cambio di governo. Chiediamo che ripartano gli investimenti pubblici, soprattutto per dare respiro a settori come l’edilizia, che hanno sentito il peso della crisi, e per dare uno stimolo ai consumi interni».

L’agroalimentare fa i conti anche con le conseguenze negative dei cambiamenti climatici.

«Molte aziende agricole hanno scontato un calo di reddito e produzione, il 2019 è stato un anno difficile. Ma il clima non è una novità e diventa fondamentale vincere la sfida dell’innovazione. Servono politiche strutturali».

L’edilizia è uscita dalla crisi?

«No e non vale solo per le cooperative. Le imprese italiane sui mercati internazionali sono in calo costante, c’è un problema di competitività per l’intero Paese. E la carenza di investimenti pubblici è l’origine delle difficoltà: non bastano i pur utili incentivi per ristrutturazioni, efficientamento energetico degli edifici e progetti di rigenerazione urbana. Se non si inverte la rotta, il settore non si riassesterà: non parlo solo di grandi opere, ma anche delle minori, di competenza degli enti locali».

A proposito di grandi opere, dopo anni di discussioni la questione infrastrutturale in Romagna sembra ancora irrisolta.

«Non c’è dubbio. Tanto che, nei documenti congressuali e nelle iniziative in vista delle elezioni regionali, segnaleremo il bisogno di affrontare il problema della debolezza infrastrutturale di questa parte della regione. Deve partire il cantiere del corridoio adriatico, per un collegamento vero con Est e Nord Europa, si deve puntare sull’intermodalità dei trasporti e dare una valenza nazionale al porto di Ravenna».

Il porto di tutta la regione.

«Con tutto ciò che significa in termini di esigenze. è importante che partano le opere che riguardano i fondali, le banchine e tutta l’area. C’ è poi da affrontare il tema del turismo, chiediamo che la Romagna entri a pieno titolo nella rete dell’Alta velocità: i collegamenti sono aumentati, ma vanno predisposti gli investimenti necessari perché il bacino romagnolo sia meglio raggiungibile. E vogliamo un sistema aeroportuale integrato con Bologna, riqualificato negli scali. Compreso quello di Forlì».

Auspica una riapertura del Ridolfi a breve?

«C’è un’iniziativa imprenditoriale, pare ci siano le condizioni. Ci impegneremo perché ci sia questa risorsa per il territorio».

È soprattutto di infrastrutture che parlerete ai candidati alla guida della Regione?

«Cruciale è anche rafforzare il welfare. Siamo nel settore con le coop sociali, occorre continuare a puntare sull’ integrazione col sistema pubblico. C’ è necessità di confronto sui temi economici».

E sui temi istituzionali? Siete da sempre favorevoli a una Provincia unica romagnola.

«Certo, e stiamo partecipando a un tavolo con Confindustria e le altre associazioni per preparare un manifesto in vista delle elezioni in cui l’elemento istituzionale è centrale. Intanto chiediamo alle tre Province un accordo di programma per gestire insieme le funzioni che detengono. Sarebbe un bel segnale politico».

Parliamo di plastic tax.

«Abbiamo fatto presente ai nostri parlamentari la necessità di rinviare il provvedimento almeno di un anno. Consideriamo la tassa sbagliata: non incentiva l’economia circolare, non ha effetto educativo, semplicemente trasferisce i costi sulla produzione».

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