Una presenza nuova che si farà sentire

Mauro Pasolini, presidente di Legacoop Forlì-Cesena e di Conscoop, racconta una scelta di apertura: «I referenti con cui si confrontano le imprese ormai hanno dimensioni che non si fermano a quelle comunali o provinciali. Legacoop Romagna è lo strumento per contribuire, in prima fila, alla crescita di tutta la Regione»

 

Una visione più ampia rispetto alle quattro mura che circondano il campanile: è quella che Mauro Pasolini ha sempre chiesto in tutte le sedi, puntando il dito contro logiche di difesa dell’interesse particolare che da sempre sono una zavorra per le imprese e per i cittadini. Chiaro che dietro al progetto di Legacoop Romagna ci fosse anche il suo impegno, con un lavoro di tessitura che però non vuole enfatizzare.
Lei, scherzando, ha detto pubblicamente che Legacoop Romagna è un’idea nata da tre amici che si sono incontrati per caso al bar. A parte le battute, come siete arrivati a questa idea?
C’è una verità di fondo: tutte le cose importanti avvengono per caso, ma anche per simpatia. È la simpatia che fa emergere e provoca la sintesi di intenzioni e visioni sotterranee che per emergere devono maturare a lungo. Perché Legacoop Romagna? Credo che ogni territorio, ogni cooperativa, ognuno di noi abbia le sue specifiche ragioni. Per quanto riguarda Forlì-Cesena sono quelle che abbiamo manifestato più volte nei nostri congressi e nelle nostre manifestazioni pubbliche. Quindi sono ragioni note.
Ce le può riassumere?
In primo luogo le nostre cooperative hanno bisogno di una visione e di una capacità relazionale e di rappresentanza più ampie di quelle provinciale.
Nel momento in cui le problematiche industriali e i mercati di riferimento si sono allargati è ovvio che i vecchi ambiti non sono più sufficienti.
In secondo luogo abbiamo l’ambizione di poter contribuire politicamente alla costruzione di una dimensione territoriale più vasta e capace di valorizzare le nostre comunità, affinché i nostri interessi industriali e commerciali siano coniugabili e più autenticamente aderenti con i reali interessi economici, civili e sociali che insistono nei nostri territori. Questi infatti – che piaccia o no – corrispondono e anzi definiscono una identità riconoscibile.
Di respiro romagnolo?
Sì, ma non riconducibile o riducibile a un luogo istituzionale. Ci siamo sempre sottratti a questa semplificazione, che non ha mai portato da nessuna parte, anzi ha solo provocato ulteriori divisioni. Abbiamo l’aspirazione di dare vita, anche visivamente, a un’identità che definisca e unisca gli interessi dei nostri soci. E che, semplificando il modo in cui siamo organizzati e percepiti, aiuti anche il rapporto con i nostri interlocutori istituzionali.
Le pare che il mondo e il mercato vadano in quella direzione?
Sarebbe difficile negarlo. Ormai ci confrontiamo con soggetti che hanno dimensioni ben superiori a quelle di un Comune o di una Provincia. Pensi ad Hera, o a Romagna Acque. Diventa essenziale per noi poter rappresentare unitariamente gli interessi delle nostre imprese.
La politica che riscontri vi ha dato?
A mio modo di vedere la politica è indietro rispetto a questi processi. Nel senso che tenta di regolare fenomeni sociali ed economici già “in itinere” e che quindi sono inarrestabili. Per cui la politica essendo in ritardo rischia solo di essere d’intralcio. E comunque a mio parere ci sono la politica “buona” e quella “cattiva”. La politica “buona” è quella che definisce la strategia per lo sviluppo economico di un Paese e la coniuga con la tutela e lo sviluppo sociale del Paese stesso. Questa per me è una politica progressista e aggiungerei “di sinistra” (ma  è solo una convinzione personale). Poi c’è la politica “cattiva” che è quella passiva e parassitaria; quella che registra gli accadimenti e cerca solo di sfruttarli per interessi propri e propagandistici.
Ci fa un esempio?
Pensiamo a Hera. La buona politica intuisce la necessità di costituire una società di quel tipo affinché sia al servizio dell’economia e della socialità dei nostri territori. La cattiva politica è quella che non controlla (anzi, è indifferente) che le dinamiche industriali di quella società rispettino le ragioni per cui essa è stata costituita. Così la società nelle sue dinamiche operative diviene autoreferenziale e quindi estranea, se non addirittura nemica, all’interesse economico del suo territorio e dei suoi proprietari.
Sono concetti tagliati con l’accetta e volutamente esasperati, ma credo di aver reso l’idea. In un contesto in cui la politica sta scivolando verso aspetti negativi la costituzione di Legacoop Romagna dovrebbe fungere da incentivo per mantenere saldo il timone.
Legacoop è la prima associazione di imprese a compiere questo passo. Pensa che sarà inevitabile per tutti?
Voglio essere ipocrita, quindi sulle altre associazioni non risponderò. Però mi auguro che anche gli altri riescano a superare le stesse difficoltà che abbiamo incontrato noi. Avremmo insieme una forza di interlocuzione fenomenale. E non solo a vantaggio degli imprenditori che rappresentiamo e quindi dell’economia di questa sub-regione, ma anche a vantaggio della politica e del suo recupero a visioni strategiche e non più solo di piccolo cabotaggio.
Non vi preoccupa che la nascita di Legacoop Romagna sia presa a pretesto per ambizioni autonomiste?
Intanto mi lasci dire che fa piacere essere riusciti a dimostrare che la Romagna, almeno per il movimento cooperativo, non è la terra divisa, feroce e sanguinaria che descrive Guido da Montefeltro nell’Inferno di Dante. Voglio ricordare che Legacoop Forlì-Cesena non si è mai schierata a favore di una Regione Romagna. Abbiamo sempre rivendicato, questo sì, il nostro collante identitario, per contribuire da protagonisti alla crescita di tutta la Regione. Personalmente, non credo che Legacoop Romagna rappresenti un passo sufficiente per realizzare un simile processo. Ritengo però che sia una presenza necessaria per realizzarlo.
Non siamo nati “contro”. Ma posso garantire che, d’ora in poi, “siamo”. È sicuramente un fatto che dovrà essere tenuto in considerazione da tutti.
Sull’Alleanza delle Cooperative Italiane la nascita di Legacoop Romagna che impatto avrà?
Il progetto dell’ACI è intelligente e la sua realizzazione è necessaria.
Noi lavoreremo per portarlo a compimento, ma ho l’impressione che non tutti abbiano il nostro stesso coraggio e la nostra stessa consapevolezza.
Ognuno di noi, quando si mette insieme ad altri, sa che perde un pezzo dei propri privilegi. O accettiamo questa condizione o si finisce per rimanere soli. Noi la condizione l’abbiamo già accettata.

(a cura di Emilio Gelosi)

 

Mauro Pasolini

Mauro Pasolini, classe 1949, avvocato, è presidente di Conscoop, grande realtà cooperativa con sede a Forlì che opera a livello nazionale nel settore delle opere pubbliche, dell’immobiliare e del gas naturale. Dal 2002 è presidente di Legacoop Forlì-Cesena. Ricopre numerosi incarichi di rilievo nel movimento cooperativo regionale e nazionale, non ultimo quello di consigliere di amministrazione di Coopfond, la società che gestisce il Fondo nazionale mutualistico per la promozione cooperativa.

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